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AGGIORNATO IL
05/09/2010


Le ragioni di AGC Onlus

AGC ha raggiunto una tappa fondamentale del suo cammino. Come in un noto gioco televisivo, potremmo fermarci a questo punto, concludendo qui la nostra esperienza senza che il frutto della nostra passione, della nostra dedizione e delle risorse impiegate in questi anni vada perduto. Infatti, tale frutto è ormai sussunto della pratica dell’hospice Il Tulipano, che oggi l'Associazione sostiene fattivamente.

La missione che AGC si era data, tuttavia, non è ancora raggiunta. Il cammino di AGC deve dunque continuare e prestare il suo supporto con efficacia diversa e più incisiva che in passato. Anche perchè le mutate condizioni sono tali da rendere possibile ciò che in passato sembrava irrealizzabile. Ecco perche', per il biennio 2009-2010, AGC ha messo in cantiere numerose iniziative. Che però hanno bisogno del sostegno di donatori, amici e volontari.


A che cosa è servita AGC?

Per consentire una morte serena e una dignitosa traiettoria di fine vita – uno degli scopi essenziali della Medicina secondo Daniel Callahan - occorre che gli operatori siano adeguatamente formati. Fino a qualche anno or sono, in Italia, lo erano, poco e male, soltanto limitatamente all’oncologia. Consapevole di questo imperativo, AGC ha permesso, prima e unica in Italia, che fosse messo a punto e sperimentato un modello formativo efficace per quello scopo e in grado di funzionare anche in situazioni patologiche diverse dal cancro.

Il risultato è una prassi formativa che incide su tutti i livelli dell’agire assistenziale nel campo delle cure di fine vita: la comunicazione,l’etica e la gestione dei sintomi. Una prassi formativa che è stata sperimentata con successo su parecchie diecine di medici e altrettanti e forse più infermieri provenienti da tutta Italia.

Senza le risorse economiche, intellettuali e di cuore messe in campo da Emma Vitti e dalla sua famiglia e senza il progetto di AGC, questo “modello” non sarebbe forse mai stato messo specificamente a punto sugli operatori di Neurologia né tale prassi sarebbe mai stata portata a conoscenza dell’universo dei medici e degli infermieri di Neurologia nei corsi realizzati in occasione dei convegni annuali della SOcietà Italiana di Neurologia (SIN). E sono le esperienze formative maturate con il fattivo supporto di AGC che consentono oggi al vertice del personale del nuovo hospice Il Tulipano di mettere finalmente in pratica quel modello.

Da questo punto di vista, dunque, l’esperienza di AGC ha raggiunto, con successo, un risultato stabile.

A che cosa può ancora servire AGC?

Ma il modello e la prassi formativi non sono completi, perché l’assistenza alla fine della vita non è “puntuale”, non viene erogata in un solo luogo. Dallo studio ISDOC di Massimo Costantini sappiamo ormai che le esigenze del morire sono ovunque insoddisfatte, negli ospedali, nei pronto-soccorsi, nelle RSA, a casa del malato e, spesso, perfino negli hospice.

Quella che si sta faticosamente costruendo nel mondo (e ancor più faticosamente nel nostro paese) è un’assistenza fondata su vere e proprie Reti per le cure di fine vita. Ma tali reti devono essere gestite con abilità e competenza in ogni singolo nodo. Occorre, cioè, che la formazione sia portata ovunque siano presenti persone che muoiono e che sia uniformemente ispirata al medesimo paradigma già messo a punto con successo grazie al contributo di AGC. Dall’internista alla badante, dal medico di base all’infermiera di RSA, tutti devono avere la medesima competenza tecnica, etica e comunicazionale.

In pratica, il modello formativo messo a punto grazie al supporto di AGC non è completo e non lo sarà fino a quando non saprà “uscire” dalla nicchia di eccellenza in cui si trova, cioè nell’hospice Il Tulipano, per essere esteso agli operatori attivi negli altri nodi della rete che all’hospice fa riferimento: il reparto di Medicina Interna o di Oncologia, il pronto soccorso, l’RSA e gli ambulatori di medicina di base del bacino d’utenza de Il Tulipano.

Ora, se è vero che la formazione permanente interna all’hospice, così validamente condotta dal direttore e dai suoi collaboratori può ormai continuare anche senza ulteriore sostegno da parte di AGC – sia pure a livello “basic” e rinunciando a numerose opportunità – è altrettanto vero che l’estensione della formazione agli altri nodi della rete non potrà assolutamente avvenire senza un fattivo supporto dall’esterno.

Chi meglio di AGC per questo scopo? Ecco perché, la missione di AGC – che pure ha raggiunto un risultato unico e importantissimo, non può ancora dirsi conclusa: c’è ancora bisogno di un supporto fattivo che l’hospice Il Tulipano non è in grado di procurarsi.

Perché proprio AGC?

Soltanto il 15% dei pazienti ricoverati in hospice sono affetti da malattie diverse dal cancro. In altre parole, resta ancora aperta la sfida per consentire ai malati non oncologici di accedere alle cure palliative alla fine della vita. La sfida per cui era nata AGC. Una sfida che si vince sul terreno della formazione, soprattutto del personale operante nei luoghi di provenienza di quei malati, l’ospedale, il pronto soccorso, la medicina di base, le residenze per anziani. Dunque, ecco chiuso il cerchio.

Per costruire una rete che sia davvero in grado di portare le cure palliative di fine vita a tutti i malati terminali, di qualsivoglia patologia essi soffrano e i qualunque luogo essi si trovino, il modello sperimentale rappresentato da Il Tulipano deve essere esteso e messo in pratica in tutte le realtà cliniche e, al tempo stesso, portato a conoscenza di tutti i soggetti potenzialmente interessati, fino ad abbracciare il grande pubblico.

Oggi che l’hospice Il Tulipano è attivo e perante, con la sua équipe diretta da ben quattro formatori, due dei quali cresciuti grazie ad AGC, i tempi sono maturi per compiere questo secondo passo. Il soggetto ideale per supportare (o contribuire a supportare) tale estensione è proprio AGC.

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AGC Onlus Associazione Gilberto Cominetta
per la formazione degli operatori sanitari nelle Cure Palliative.
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